Che cos’è l’hate speech e come contrastarlo

Si sente spesso parlare di hate speech ma, per quanto si tratti di un’espressione tristemente diffusa, in molti ignorano l’esatto significato del termine inglese.

La traduzione in italiano, ‘discorsi d’odio’, rende invece immediatamente chiaro l’argomento.

In questo post l’Università Telematica Niccolò Cusano di Pisa approfondirà le cause/dinamiche che innescano il fenomeno e la relativa disciplina normativa europea; parleremo inoltre delle professionalità che intervengono a supporto delle categorie più a rischio. 

Cos’è l’hate speech

Per quanto l’espressione inglese si sia affermata negli anni Novanta, la diffusione del fenomeno e l’impegno a contrastarlo risalgono a decenni prima.

Inizialmente l’argomento era sintetizzato nell’espressione ‘incitamento all’odio’ ed era riferito ad esempi di hate speech che facevano riferimento a manifestazioni di intolleranza razziale.
Pian piano la sensibilità sul tema è cresciuta e ha incluso nelle categorie bersagliate, e quindi oggetto di tutela, anche le minoranze religiose, i disabili, gli anziani e le persone LGBT.

Premesso che non esiste una vera e propria definizione di ‘hate speech’ abbiamo comunque deciso di riportare il testo presente sul sito Wikipedia, che definisce il concetto di ‘incitamento all’odio’, antenato dell’attuale terminologia anglosassone:

“Con l’espressione incitamento all’odio (o ‘discorso di incitamento all’odio’, che traduce il concetto di hate speech usato dalle organizzazioni internazionali) si intende un particolare tipo di comunicazione che si serve di parole, espressioni o elementi non verbali aventi come fine ultimo quello di esprimere e diffondere odio ed itolleranza, nonchè di incitare al pregiudizio e alla paura verso un soggetto o un gruppo di persone accomunate da etnia, orientamento sessuale o religioso, disabilità, appartenenza culturale o sociale e via dicendo. Il fenomeno ha acquisisto particolare visibilità ed estensione con la diffusione dei social network, spingendo i governi e l’associazionisno a mettere in atto diverse azioni di contenimento o repressione”

Per quanto non si tratti di una definizione ufficiale essa sintetizza chiaramente l’argomento e il concetto principale che andremo ad analizzare, nel dettaglio, nel corso del post.

Innanzitutto cerchiamo di comprendere il motivo per il quale, nonostante l’interesse che ruota intorno al tema, non sia sato possibile definire in maniera condivisa l’espressione ‘hate speech’.

La difficoltà è insita in un delicato e problematico dibattito che mette in contrapposizione due principi giuridici fondamentali: da un lato la libertà di espressione e dall’altro il principio di uguaglianaza e di non discriminazione.

Detto in altre parole, tutelare il principio di uguaglianza senza superare i confini nei quali rientra la libertà di espressione risulta piuttosto complesso.

Con l’avvento di internet si sono sviluppati nuovi canali di diffusione dell’odio e dell’intolleranza, tra i quali i vari e numerosi social (Facebook, Twitter, YouTube e company).

La crescente esigenza, a livello internazionale, di arginare il fenomeno sul web ha portato la Commissione Europea ad intervenire attraverso la definizione di un codice di condotta.
Si tratta, in sostanza, di un insieme di regole specifiche che obbligano i vari social ad esaminare con attenzione le segnalazioni afferenti qualsiasi forma illegale di incitamento all’odio circolante sulle rispettive piattaforme.
Le procedure impongono alle grandi imprese di internet un impegno costante finalizzato alla rimozione tempestiva di tutti i contenuti ritenuti inadeguati.

In tal senso si ripresenta con maggiore vigore l’esigenza di trovare un punto di equilibrio tra la tutela delle categorie più bersagliate dai discorsi di odio e la libertà di espressione.

Raccomandazione 97/20

Dopo aver fornito una panoramica generale dell’argomento è tempo di passare alle disposizioni europee che mirano a disciplinare il fenomeno dal punto di vista normativo, e quindi a contrastarlo.

Partiamo dai documenti prodotti dalle istituzioni internazionali al fine di fornire una base condivisa che identifichi e racchiuda in un unico concetto i cosiddetti ‘discorsi d’odio’.

Nel 1997 il Consiglio d’Europa ha stabilito che rientrano nella categoria:

“le espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di minaccia basate sull’intolleranza – inclusa l’intollerana espressa dal nazionalismo aggressivo e dall’etnocentrismo -, sulla discriminazione e sull’ostilità verso i minori, i migranti e le persone di origine straniera.”

Per ovviare alla delicata contrapposizione dei due principi giuridici fondamentali, di cui abbiamo ampiamente parlato in precedenza, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sottolineato più di una volta che: le leggi rivolte a contrastare il linguaggio dell’odio, e qundi finalizzate a tutelare alcune categorie di individui, sono ritenute legittime anche se esse in parte limitano la libertà di espressione.

Azioni di contrasto

Trattandosi di un fenomeno che tende a colpire gli individui per caratteristiche e condizioni personali, la modalità di contrasto più efficace risulta essere l’inclusione (sociale, economica, politica e tecnologica), ovvero l’unico strumento valido per arginare odio e intolleranza.

Una piccola parentesi è, a questo punto, d’obbligo.

In riferimento al dilagare delle manifestazioni d’odio sui vari canali offerti dal web, identificate con l’espressione di hate speech online, c’è da dire che esse vanno inserite in un contesto più ampio, che sfocia nell’information disorder ossia nell’inquinamento digitale che coinvolge i contenuti che girano in rete. L’hate speech trova oggi terreno fertile nelle cosiddette fake news, le diffusissime notizie false.

hate speech online

Tutela delle categorie più a rischio: i profili specializzati

Tra le categorie che in riferimento all’hate speech necessitano di maggiore tutela figura quella dei minori, che nell’era del digitale e dell’utilizzo smodato dei social e della Rete risultano essere i soggetti potenzialmente più a rischio.

Sono in tal senso numerosi e svariati i profili specializzati, che operano in contesti professionali, preposti a sostenere i giovani, minorenni, in situazioni di difficoltà e disagio.

Per chi desidera lavorare in agenzie educative afferenti al settore dei diritti del minore è disponibile il corso post-laurea di secondo livello erogato dall’Università Telematica Niccolò Cusano.

Il master in ‘Agenzie educative, la famiglia e la scuola: le responsabilità civili e penali e la tutela del minore nell’era digitale’ mira a formare professionisti in grado di realizzare interventi efficaci a garantire e tutelare i diritti del minore, sia dal punto di vista evolutivo che sociale e giuridico.

La struttura didattica del corso si adatta perfettamente anche alle esigenze dei professionisti che necessitano di aggiornare le proprie competenze in merito alla gestione di situazioni familiari complicate.

Il programma del master è suddiviso in tre moduli, ognuno dei quali approfondisce un’area di studio specifica; ecco nel dettaglio gli argomenti:

  1. Area socio-giuridica teorico-pratica
    Introduzione alla responsabilità del minore e in particolare del minore digitale; aspetti teorico-pratici di investigazione della Polizia Giudiziaria.
  2. Area giuridica
    La tutela del minore in ambito digitale: cybercrime e cyberbullismo
  3. Area psicologica e criminologica
    La tutela del minore in ambito digitale: aspetti psicologici e di criminologia forense del cyberbullismo

Al fine di agevolare la frequentazione del corso a chi già lavora e non ha la possibilità concreta di presenziare in aula ad orari prestabliti, segnaliamo la modalità formativa e-learning.
La metodologia permette ai corsisti di impostare l’apprendimento sulla base delle personali esigenze.
Unicusano mette a disposizione degli studenti una piattaforma telematica di ultima generazione che consente di accedere al materiale didattico in qualsiasi momento della giornata, senza alcun vincolo di orario.

Il master ha un costo di 2.300 euro da corrispondere in 4 rate.
É prevista una quota di iscrizione ridotta per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, per gli avvocati iscritti all’ordine, per i laureati Unicusano e per gli associati ANIP, ISACA Capitolo di Roma, Federsanità, Anci.

Per ulteriori info e dettagli sul master online contatta il nostro staff attraverso il form che trovi qui!


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